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“Occorre un distinguo sul concetto stesso di Violenza. Questa stessa
parola può essere utilizzata per indicare atteggiamenti opposti, uno
con una spinta liberatoria, e l’altro con una spinta oppressiva.
Vogliamo riappropiarci della violenza per distruggere l’esistente oppressore, per ribaltare le strutture di potere e le autorità che le
riperpetuano e proteggono. Attaccare con aggressività chi vorrebbe
sottometterci e assimilarci fa parte delle pratiche che rivendichiamo
come nostre e di cui vorremmo una molteplicazione.
Più spesso di quanto non ci piacerebbe ammettere, però, tra i
nostri compagni e tra le nostre compagne la violenza cessa di essere
strumento liberatorio comune, riprende il percorso verticale e diventa di nuovo oppressione, torna a essere strumento di mantenimento dell’ordine gerarchico. Allora il più vecchio esercita il potere sul più giovane, chi ha più esperienza impone a chi ne ha meno, chi è più forte a chi lo è meno, ricreando come in uno specchio le relazioni dell’esistente che si dice di voler sovvertire. Si ricalca la violenza di stato, l’imposizione normativa, l’imposizione del proprio volere sulle
libere scelte di altre persone. Questo genere di violenza è quella che vogliamo combattere per sradicarla e liberarcene.”

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“Partiamo da una base chiara, un minimo che vogliamo trasformare in una massima, cioè che la nostra lotta è contro ogni tipo di autorità e ogni forma di oppressione. Pertanto, non si può escludere nessunx dalle nostre azioni e dai nostri pensieri, dalla nostra empatia e dalla nostra ricerca dell’anarchia, per ragioni arbitrarie come le etichette imposte di “genere” e “specie”.
Dal momento che per noi è chiaro che il sistema capitalista autoritario eteropatriarcale attraversa ogni cosa, è chiaro anche che molte cose che ci si presentano come differenze non lo sono poi tanto. Quindi parleremo, soprattutto, di ciò che abbiamo in comune, di come ci possiamo aiutare, di ciò che crediamo si debba creare e distruggere e continuare a pensare perché, un giorno, tutte possiamo essere libere.”

Consenso sessuale: roba da… froci?

Pubblicato: 15 settembre 2017 in Uncategorized

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Due contributi sul consenso sessuale tra ragazzi che sono attratti/amano/vanno a letto con altri ragazzi.

« Il fatto di essere stati socializzati come uomini implica una costruzione maschile nel campo della sessualità e del rapporto all’altr*, e quindi anche una costruzione di “ potenziale stupratore ”, che condividiamo con gli uomini etero. […] Allo stesso tempo ho sentito parlare molto molto raramente di storie di stupri o di violenze/abusi sessuali negli ambienti froci, anche nei giri teoricamente più sensibili alle idee femministe. Non prendo neanche in considerazione l’idea che tali comportamenti siano assenti da questi ambienti. Allora ho provato a chiedermi perché ci fosse questo “ silenzio ”, cercando di trovare delle risposte e di vedere quali conseguenze provoca. »

Prigionierx trans e queer in lotta

Pubblicato: 1 aprile 2017 in Uncategorized

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Perchè un bollettino specifico sulle persone trans e queer prigioniere?

Nel 2016 il prigioniero trans anarchico Marius Mason ha proposto una giornata annuale e internazionale di solidarietà ai/le prigionierx trans. Ogni 22 gennaio le persone e i gruppi che vogliono esprimere solidarietà possono organizzare una serata benefit, distribuire volantini o scrivere una lettera a una delle persone in carcere. Vi sono storie che meritano di essere raccontate e persone che meritano di essere supportate per la loro lotta. Quello che Marius ha lanciato è uno spunto, ma ovviamente la solidarietà non deve necessariamente limitarsi a una giornata all’anno. Ho ritenuto importante raccogliere le storie più significative di alcune persone trans e queer in carcere, alcune delle quali si riconoscono nelle idee anarchiche, mentre altre si trovano incarcerate per essersi difese dalla violenza transfobica o omofoba contrattaccando. In molti dei loro casi, sulla loro stessa pelle, è evidente l’intrecciarsi delle oppressioni razziali e di classe con quelle di genere.

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Transessualità e privilegio maschile

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Transessualità e privilegio maschile_imposed

Abbiamo deciso di tradurre e pubblicare questo articolo poiché riteniamo che possa essere uno strumento utile a stimolare ed arricchire la discussione all’interno dei movimenti femministi sul posizionamento politico nei confronti delle persone trans*, per esempio a proposito dell’inclusività nei loro confronti e della possibilità di realizzare delle alleanze.
A partire dagli anni ‘70 il femminismo bianco, principalmente negli Stati Uniti, ha dovuto fare i conti con questa discussione che è diventata uno dei nodi storici del movimento femminista. Questo contrasto si è manifestato con forza nelle pratiche separatiste dove il movimento femminista, seppur mantenendo una varietà di approcci, si è polarizzato intorno a due posizioni: da un lato chi non includeva le persone trans* nei propri spazi separati e dall’altro chi nel tempo ha costruito la possibilità di allearsi e coesistere in spazi separati per donne, lesbiche e trans*. Questo esempio non è casuale ma indicativo di come l’intero discorso sia spesso stato semplificato e ridotto alla questione delle pratiche di inclusione/esclusione. Ci piacerebbe quindi stimolare ed arricchire il dibattito non nell’ottica di una guerra sulle barricate in difesa di queste posizioni, ma piuttosto di una riflessione e un confronto collettivi, anche se conflittuali.
Una delle questioni che ci sembra interessante affrontare è il posizionamento nei confronti delle persone che attuano o che hanno attuato una transizione dal femminile verso il maschile (FtM) ed il modo in cui esse vengono percepite all’interno degli ambienti femministi.

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violenza sessuale negli ambienti anarchici

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IMPOSED_violenza sessuale negli ambienti anarchici

A quelle persone anarchiche che passeranno davanti a questo opuscolo non degnandolo neanche di uno sguardo, che ne leggeranno il titolo distrattamente per passare subito ad altro, che penseranno che non le riguarda perché su queste cose hanno già capito tutto o se ne parla fin troppo togliendo spazio ad altre priorità… vorrei dire che invece riguarda proprio loro. Che è anche l’indifferenza e la superficialità con cui viene affrontata (o non affrontata) in ambito anarchico la questione delle violenze sessuali che avvengono tra di noi che permette che queste continuino ad esistere. Il modo in cui reagiamo a queste violenze è determinante, e demarca nette linee di confine tra chi sceglie di supportare il patriarcato e le gerarchie di potere esistenti, e chi decide di solidarizzare con chi ha vissuto le violenze e contrastare con ogni mezzo la cultura dello stupro. Rapporti anche longevi tra anarchici/e si sono rotti proprio nella divergenza tra queste due strade…

coverAnalisi anarcotransfemminista della famiglia moderna come dispositivo di controllo dell’individux e nucleo base della società eteronormata. Contro la riproduzione, per la distruzione di rapporti gerarchici, la decostruzione dell’amore romantico, dei ruoli di genere, per la liberazione del desiderio, la riappropriazione delle potenze sottratte dalla socializzazione infantile in questa società.

Tratto da “Foucault para encapuchadas”
pubblicato in Argentina nel 2014.

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