Beyond amnesty

Pubblicato: 26 aprile 2021 in Uncategorized

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Il mio corpo desidera lottare e liberarsi. Muoversi. Scalare. Ballare. Fare l’amore. Attraversare e andare oltre. Correre. Fare a pezzi.
Voglio vivere in mezzo a gente che sia cosciente del fatto che viviamo in uno stato di guerra; una guerra contro la vita, contro lo spirito.
Voglio vivere tra persone che, mentre parlo di lotta e di insurrezione, non abbassino lo sguardo, evitando che questo si incroci con il mio, poiché, in fondo, sanno benissimo che zoppicano e probabilmente – ma solo probabilmente – non hanno mai odiato per davvero il sistema.
Voglio vivere tra persone che non si sono fatte comprare, che non buttano giù le pastiglie che vengono loro offerte, perché preferiscono lottare con la propria angoscia patologizzata, piuttosto che vivere nella zona morta.
Voglio vivere tra persone che non fingono di lottare, quando è ovvio che quello che stanno invece facendo è trasformare un campo di battaglia in un giardino.
Voglio stare in un luogo dove la guerra sia ammissibile.

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Il pensiero straight e altri saggi è una bomba che, deflagrando, sconvolge il campo delle scienze sociali e il campo politico sulle questioni che riguardano il rapporto tra i sessi, la concezione dell’eterosessualità e dell’omosessualità e, più in generale, l’analisi dei processi di alterizzazione, di inferiorizzazione e di naturalizzazione dei gruppi minoritari. Wittig teorizza che gli uomini e le donne non sono gruppi naturali, ma classi antagoniste costituite da uno specifico rapporto sociale, ovvero categorie politiche contingenti che, per la liberazione delle donne e delle soggettività minoritarie, vanno distrutte dal punto di vista politico; l’eterosessualità è un regime politico che si regge sull’asservimento e l’appropriazione delle donne da parte della classe degli uomini, e sulla produzione di un’ideologia che, celebrando una pretesa “differenza sessuale” pensata come “naturale”, maschera l’origine sociale e gerarchica dei rapporti tra i sessi. Il volume raccoglie articoli pubblicati da Wittig tra il 1979 e il 1994. La traduzione e l’edizione guerrigliera clandestina italiana sono a cura del Collettivo della Lacuna, un collettivo di lesbiche femministe e soggettività minoritarie che da anni lavora su Wittig.

Violenza di genere e autodifesa

Pubblicato: 26 aprile 2021 in Uncategorized

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“La violenza sulla donna, di qualsiasi tipo e di qualsiasi età, è una violenza millenaria. Comincia con la storia dell’essere umano, e nonostante l’evoluzione, rimane invariata nelle sue forme essenziali e crudeli. E’ in parte un problema di tipo culturale, e in parte un problema di potere e di sopraffazione verso i soggetti “deboli”. Qui sta un punto del nostro ragionamento: la debolezza è soprattutto un fattore culturale. La donna risulta debole perchè il modello pre-esistente la vede così. Noi non stiamo proponendo un modello di donna, siamo un gruppo di donne che pratica autodifesa e che non hanno voglia di essere rinchiuse dentro a un modello, quello del soggetto debole incapace di usare la forza. Abbiamo messo per iscritto la nostra esperienza, descritto il nostro punto di vista, elencato alcune tecniche ed esercizi di autodifesa.”

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Raccolta di scritti su disagio psichico e critica alla civilizzazione
All’interno dei movimenti che cercano di contrastare questo sistema pare quasi un tabù parlare del malessere o del disagio mentale come di qualcosa che ci riguarda o ci può riguardare da vicino, e conseguentemente di possibili modi di gestirlo che si differenzino da quelli offerti dalla medicina moderna. Un necessario pezzo di critica all’istituzione psichiatrica che non sia soltanto un attacco all’istituzione in sé e ai suoi precetti ma che esplori anche possibili percorsi differenti rispetto a come affrontare i propri demoni interiori e prendersi cura del proprio caos emotivo in autonomia o con il supporto delle persone amiche che si hanno attorno. I testi qui presentati vogliono essere un punto di partenza per iniziare ad affrontare questa discussione così necessaria.

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Il terzo di tre opuscoli dedicati alla riscoperta della traiettoria politica e teorica del gruppo francese F.H.A.R. (Fronte Omosessuale di Azione Rivoluzionaria) e di uno dei suoi protagonisti, Guy Hocquenghem, con la riedizione di testi introvabili da tempo e la traduzione di testi finora inediti.Distruggere la sessualità” e “Culi indiavolati” sono tra i testi più potenti e profondi prodotti dal FHAR, entrambi usciti sul mitico numero di Recherches del marzo 1973, che creò scandalo e fu distrutto dalle autorità. I due testi esplorano il massacro che il capitalismo ha compiuto sui nostri corpi e sui nostri desideri, il livello di addomesticamento a cui li sottomette quotidianamente. Per capire cosa ostacola la liberazione dei corpi e del desiderio anche nelle persone gay, è necessario allora indagare cosa ossessiona l’immaginario omosessuale, le sue rappresentazioni, i suoi archetipi, i suoi binarismi, i suoi fantasmi, anche il fantasma di ciò che esso sostiene di non desiderare.

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Il secondo di tre opuscoli dedicati alla riscoperta della traiettoria politica e teorica del gruppo francese F.H.A.R. (Fronte Omosessuale di Azione Rivoluzionaria) e di uno dei suoi protagonisti, Guy Hocquenghem, con la riedizione di testi introvabili da tempo e la traduzione di testi finora inediti. Hocquenghem è considerato oggi uno dei precursori delle teorie queer, se non di una lotta anti-civilizzazione, per la rottura che porta ai modelli prestabiliti della politica, la sua decostruzione delle categorie identitarie, la concezione fluida del desiderio, e la proposta di un’omosessualità che miri alla distruzione dell’ordine capitalista borghese. In questo secondo opuscolo della serie “La rivoluzione del desiderio” viene approfondito il percorso teorico di Hocquenghem, che non si esaurisce nel FHAR ma lo oltrepassa proprio attraverso l’esercizio di una critica rispetto a quel percorso.

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Il primo di tre opuscoli dedicati alla riscoperta della traiettoria politica e teorica del gruppo francese F.H.A.R. (Fronte Omosessuale di Azione Rivoluzionaria) e di uno dei suoi protagonisti, Guy Hocquenghem, con la riedizione di testi introvabili da tempo e la traduzione di testi finora inediti.
Il FHAR fu, insieme al Fuori! in Italia, uno dei primissimi gruppi omosessuali rivoluzionari europei, figlio del fermento di corpi e idee che animò i primi anni ‘70, della rivolta di Stonewall, del Sessantotto francese, della lotta di classe diffusa ovunque. Froci, lesbiche e travestiti irruppero con scompostezza nel mondo della sinistra extraparlamentare mettendone a nudo l’autoritarismo e il moralismo, e inaugurando nuove modalità di concepire il rapporto tra politica e desiderio, tra oppressione capitalista e repressione sessuale, tra corpo e linguaggio.

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Comprendere i processi alle streghe del sedicesimo e diciassettesimo secolo è fondamentale per comprendere l’ascesa del capitalismo, della famiglia e del potere della medicina, l’origine della moderna divisione tra generi e la nostra relazione con il corpo. L’enorme importanza e l’impatto del fenomeno della caccia alle streghe sono spesso trascurati non soltanto nella storiografia ufficiale ma anche negli ambienti radicali. Questa breve panoramica approfondisce le implicazioni economiche, sociali e ideologiche e le conseguenze del massacro di donne che ebbe luogo durante lo sviluppo del capitalismo e della scienza moderna.

Piante gaie

Pubblicato: 18 novembre 2020 in Uncategorized

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Un opuscolo per persone queer o trans che hanno relazioni con le piante. Un’originale raccolta di testi su erborismo trans-friendly, storia dell'(etero)sessualizzazione delle piante in occidente, riflessioni nichiliste, racconti e risorse magiche…

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Questo opuscolo offre spunti su come impostare relazioni aperte che riducano i rischi dovuti ad una malsana co-dipendenza e ci sfidino ad affrontare la nostra gelosia e la nostra possessività, con un’attenzione all’abbattimento degli schemi oppressivi patriarcali.

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Una guida diretta alle lesbiche e a chi fa sesso con le donne, per la prevenzione dei rischi di trasmissione di infezioni sessuali. In realtà questi materiali parlano anche di tanto altro, del rapporto con i nostri corpi, di sessualità consapevole, di desideri, del piacere e della prevenzione, tematiche che riguardano chiunque indipendentemente dalle preferenze sessuali.

Alcol e cultura dello stupro

Pubblicato: 16 novembre 2020 in Uncategorized

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Testimonianza di una femminista/antifascista bulgara comparsa nel 2012 sui legami tra cultura dell’alcol e cultura dello stupro.

Il fatto di esser ubriac* non legittima la partecipazione alla cultura dello stupro e non ho nessuna voglia di vivere in una società/scena/giro che accetta degli abusi sessuali, verbali o fisici. Non ho voglia di dovermi rassegnare, di dover lasciare il posto dove sono, ancor di più se non sono io il problema. No, il problema non sono io, né l’alcool, ma ciò che facciamo di noi. Quello che ci infliggiamo collettivamente sottomettendoci alla prassi della cultura alcolica.”

Cinque testi per riflettere sulla decostruzione della mascolinità patriarcale, per costruire un’altra mascolinità, libera da oppressione e violenza.

Gli uomini imparano ad essere uomini. Non nasciamo machisti, impariamo a riprodurre il patriarcato attraverso il sessismo, l’omofobia, il fallocentrismo, l’eteronormatività. L’importante
è che questi insegnamenti possono essere disimparati, il che implica necessariamente una lotta politica”.
Klaudio Duarte

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Con l’espressione “terzo genere” si cerca di descrivere tutti i soggetti il cui sesso, genere, ruolo di genere, espressione di genere o orientamento sessuale non rientra in uno schema binario ed eterosessista di maschio/femmina e maschile/ femminile. Il termine “terzo” sta ad indicare un generico “altro”; in alcune civiltà infatti gli antropologi hanno riscontrato l’esistenza di quattro, cinque, sette o più generi. “Terzo” sta anche ad indicare la rottura della dicotomia, la messa in crisi del modello dei due generi opposti e complementari. Può indicare un ampio spettro di soggettività: persone di entrambi i generi, di nessun genere, di sesso/genere opposti, androgine, in continuo movimento da un genere all’altro o di un genere indipendente e diverso dai due soli riconosciuti, maschio e femmina. Mentre nel mondo occidentale l’esistenza di persone che non rientrano nei parametri tipici di sesso e genere maschio/femmina è da secoli resa diffi cile attraverso l’emarginazione e lo stigma sociale, in molte tradizioni non occidentali è possibile notare una maggiore apertura verso questo tipo di realtà.

Queerizzare l’eterosessualità

Pubblicato: 12 maggio 2020 in Uncategorized

queerizzare-leterosessualitàQueerizzare l’eterosessualità
di Sandra Jeppesen

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Una riflessione sull’importanza delle pratiche e delle teorie queer per la liberazione delle persone eterosessuali dagli standard normativi delle relazioni intime, dalle amicizie alle sessualità. Queerizzare l’eterosessualità, senza appropriarsi del termine ma piuttosto agendo come alleatx e integrando le idee queer con la pratica, serve inoltre a svelare la totale inadeguatezza delle categorie dell’omosessualità e dell’eterosessualità nel descrivere la vasta gamma di sessualità che ci si aprono di fronte una volta iniziata l’esplorazione oltre l’eteronormativo. Queerizzare l’anarchismo è allo stesso modo cruciale per mettere in campo modalità di critica e azione veramente rivoluzionarie.

Ermafroditx audaci

Pubblicato: 26 febbraio 2020 in Uncategorized

Ermafroditx audaci. Tracciando la mappa dell’emergere dell’attivismo politico intersessuale

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L’insistenza su due sessi chiaramente distinti ha conseguenze disastrose per molti individui che arrivano al mondo con un’anatomia sessuale che non può essere facilmente identificata come maschile o femminile. Questi individui sono etichettati dal discorso medico moderno come “intersessuali” o “ermafroditx”. Circa una persona ogni cento nascite è portatrice di una qualche anomalia della differenziazione sessuale e circa una ogni duemila è abbastanza differente da rendere problematica la domanda “E’ un maschio o una femmina?”
Dall’inizio degli anni ‘60 del secolo scorso, quasi tutte le grandi città degli Stati Uniti hanno avuto un ospedale con un team permanente di medici esperti che intervengono in questi casi per assegnare – con drastici mezzi chirurgici – uno status di maschio o femmina agli/lle infanti intersex. Il fatto che questo sistema di mantenimento dei confini delle categorie ‘maschio’ e ‘femmina’ esista da così tanto tempo, senza che da alcun lato siano emerse critiche né attenzioni al riguardo, è un segnale dell’estremo disagio che l’ambiguità sessuale provoca nella nostra cultura. La chirurgia genitale infantile rende letterale quella che altrimenti sarebbe considerata un’operazione teoretica: il tentativo di produrre corpi normativamente sessuati e soggetti di genere attraverso atti costitutivi di violenza. Negli ultimi anni, tuttavia, le persone intersessuali hanno cominciato a politicizzare le identità intersex, trasformando così quelle che erano esperienze strettamente personali di violenza in un contrasto collettivo alla regolazione medica dei corpi, che rende queer le basi delle identificazioni e dei desideri eteronormativi.

Lo schieramento femminista nel campo di battaglia trans
e Transfobia come sintomo (di Patricia Elliot)

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Attraverso questi due articoli, la femminista accademica Patricia Elliot esplora le motivazioni recondite della transfobia espressa da una parte del movimento femminista lesbico radicale (corrente denominata anche “TERF”). Interrogando il “soggetto fobico”, Elliot ci mostra come le posizioni transfobiche delle TERF non poggino tanto su basi razionali quanto su un rifiuto di conoscere, che cela paure e fobie situate nell’inconscio: in particolare l’angoscia per la perdita dei netti confini che separano i sessi/generi, confini il cui pattugliamento è determinante per la costruzione identitaria del soggetto politico del femminismo lesbico radicale. Emergono qui in tutta chiarezza i limiti di una politica identitaria, in particolare laddove questa identità politica si fonda sulla differenza biologica, anzichè su una comunanza di modi di esperire l’oppressione sociale rispetto al genere. Si spiega così la narrazione fantasmatica elaborata dal movimento TERF rispetto alla donna trans, costruita come figura stereotipata e persecutrice, come minaccia onnipresente e pervasiva, causa di effetti nefasti sull’intera società. Un meccanismo di arroccamento identitario e di paura dell’altrx da sè che rispecchia gli schemi di altre ideologie razziste e discriminatorie.

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Genere: determinismo biologico vs teoria dell’artificiosità
Una riflessione su genere e sessismo a partire dal problema dell’esclusione negli spazi femministi e queer

Perché i movimenti femministi e queer, che trarrebbero così tanti benefici dall’inclusività, sembrano sempre escludere alcune persone benchè queste condividano l’obiettivo generale di combattere il sessismo?
A partire da questa domanda, l’attivista e scrittrice transfemminista Julia Serano sottopone a disamina le differenti teorie sull’identità di genere e i doppi standard che sono spesso all’origine di posizioni cissessiste (così come eterosessiste ed altre) che causano nuovi confini e nuove esclusioni.

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Spunti, domande, riflessioni su esclusione, inclusione, comunità e altro nell’ambiente anarchico

“La società giustifica in sé stessa, nella possibilità della sua perpetuazione, ogni aberrazione ed è sempre per adeguarsi ed essere accettatx dalla società che veniamo plasmatx. Il gruppo di amicx, la classe, la squadra di calcio, la famiglia, la coppia”

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Esistono degli automatismi relazionali, li vediamo, li subiamo, talvolta noi stesse li attiviamo. Questa fanzine nasce dalla necessitá di ragionarci su in
maniera critica. In particolare si tratta di una riflessione sul legame complesso tra sesso e intimitá.
Nel quadro della decostruzione dell’apparato normativo nel quale siamo -purtroppo- cresciute, ci sono molti aspetti che riguardano il modo in cui dovremmo vivere le relazioni, il sesso, la coppia etc etc…
L’idea di questo scritto é di partecipare ai numerosi ragionamenti sul tema con una prospettiva soggettiva, sperando di contribuire allo smantellamento e ricostruzione creativa di un modo di stare insieme piú libero e non al servizio del capitale. In questo processo politico collettivo, attingiamo a piene mani da libri, testi, fanzine, discorsi in assemblea e chiacchiere tra “amiche”. Non essendo questo un testo accademico, non abbiamo pretese di scientificitá né di dotte citazioni.

Froci e femminismo

Pubblicato: 21 gennaio 2019 in Uncategorized

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Alcune riflessioni sul fatto di definirsi come “frocio”.
Sul rapporto ai femminismi, soprattutto le questioni legate allo
statuto/posizione sociale, alla legittimità e allo spazio occupato negli
ambienti e lotte femministe.
Ma anche, piu in generale, alcune riflessioni sui legami che esistono
tra una condizione/posizione sociale e delle idee politiche e su come
sia possibile e/o pertinente lottare da una posizione di dominante.

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Questa raccolta di testi transfemministi vuole essere un punto di partenza per lanciare una serie di riflessioni che emergono dall’intrecciarsi tra esperienza trans e femminismo. Potremmo definire il transfemminismo come una corrente del femminismo prodotta dalle persone trans, sulla base della constatazione che le nostre esperienze dell’identità, dei ruoli di genere e del sessismo possono essere contributi importanti e gettare nuova luce sulle questioni che da sempre interessano la lotta all’etero-patriarcato.

Proprio come le donne non bianche, con le diverse espressioni del femminismo non occidentale (femminismo nero, chicano, postcoloniale ecc.) hanno contributo ad arricchire il femminismo con le loro analisi di come si intrecciano i meccanismi del genere, la costruzione della “razza” e la condizione socio-economica, smascherando la presunta universalità del femminismo (bianco borghese), oggi il transfemminismo pone nuove sfide ad alcuni degli assunti di base del femminismo, costringendo ancora una volta quest’ultimo a fare i conti con le voci che erano finora rimaste marginalizzate dalla narrazione dominante.

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Il CPR di Ponte Galeria, entrato in funzione a settembre del
1999, attualmente è l’unico in Italia a recludere donne senza
documenti. Da quando la sezione maschile è stata chiusa a
seguito della rivolta dei reclusi nel dicembre 2015, sebbene
gli appalti per la ricostruzione siano stati assegnati, i lavori
sembrano attualmente fermi.
Ci teniamo a specificare che quanto diremo è il risultato della
nostra esperienza derivante dai contatti avuti con alcune
detenute e dal nostro percorso di riflessione, e non è nostro
intento assolutizzarla.

 

Indice:
-Introduzione
-Daspo urbano e sex work
-La costruzione mediatica della figura del e della migrante
-Alcuni ostacoli all’organizzazione collettiva delle recluse
-Tentativi di contatto e solidarietà con le recluse
-Conclusione

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Perchè un bollettino specifico sulle persone trans e queer prigioniere?

Nel 2016 il prigioniero trans anarchico Marius Mason ha proposto una giornata annuale e internazionale di solidarietà ai/le prigionierx trans. Ogni 22 gennaio le persone e i gruppi che vogliono esprimere solidarietà possono organizzare una serata benefit, distribuire volantini o scrivere una lettera a una delle persone in carcere. Vi sono storie che meritano di essere raccontate e persone che meritano di essere supportate per la loro lotta. Quello che Marius ha lanciato è uno spunto, ma ovviamente la solidarietà non deve necessariamente limitarsi a una giornata all’anno. Ho ritenuto importante raccogliere le storie più significative di alcune persone trans e queer in carcere, alcune delle quali si riconoscono nelle idee anarchiche, mentre altre si trovano incarcerate per essersi difese dalla violenza transfobica o omofoba contrattaccando. In molti dei loro casi, sulla loro stessa pelle, è evidente l’intrecciarsi delle oppressioni razziali e di classe con quelle di genere.

E’ disponibile anche una traduzione in castillano di questa zine: presxstransenlucha

La bussola nel caos

Pubblicato: 23 novembre 2018 in Uncategorized

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La bussola nel caos è una fanzine partecipativa di ispirazione antipsichiatrica, ideata per avere uno strumento per navigare attraverso le crisi, i brutti periodi, o anche solo le difficoltà che capitano a tutt*.
E’ un piccolo tentativo di empowerment ed autonomia nella gestione psico-emozionale, per andare oltre alla delega e alla patologizzazione, ma soprattutto per riflettere su di sé, sul concetto di cura, su che vuol dire stare bene al di là di cosa è considerato “sano” o “normale”. E’ un invito concreto a liberarci tra di noi e liberare il mondo che ci circonda, perché anche la cura è una questione politica.

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Con questo testo si vorrebbe inaugurare un ragionamento: che cos’è la cultura della monogamia? Come funziona, che effetti ha sulla società in cui viviamo, sulle nostre vite e sulle nostre identità?
Si vorrebbe identificare e discutere i problemi che da questa cultura scaturiscono, collegarla ai processi economici che la determinano e proporre alternative economiche e relazionali che tendano alla costruzione di relazioni più libere, coscienti, responsabili: un ottimo inizio per andare verso il superamento del sistema patriarcale capitalista.

Versione in castillano: desmontando-la-cultura-de-la-monogamia-3-0

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In reazione all’utilizzo sempre più significativo delle espressioni «sentirsi safe» e «spazio safe» negli ambienti femministi e/o transfrocilesbo e queer, francesi ma non solo, questo contributo cerca di interrogare il loro significato politico.

“La volontà di condividere queste riflessioni è uno dei motivi che ci ha spinti a scrivere questo testo, che vorremmo potesse essere un apporto alle discussioni che ci piacerebbe avere in questi giri.”
“Abbiamo constatato che quando viene utilizzato il termine -safe- non si intende per forza la stessa cosa, e che questi significati diversi che si danno alla parola implicano anche visioni politiche diverse, che non sono però esplicitate. Abbiamo quindi avuto voglia di rendere visibile e di analizzare l’ambiguità che esiste rispetto al termine safe. E anche di soffermarci sulle implicazioni politiche che conseguono ai differenti usi della parola.”

Trans non è transhuman

Pubblicato: 16 ottobre 2018 in Uncategorized

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La questione trans e queer si trova attualmente al centro di diversi dibattiti politico/ideologici che ruotano attorno al tema della tecnologia nella società, ai nessi tra natura e cultura, tra mente e corpo, tra sesso e genere.

Le esperienze di vite trans e queer vengono spesso stravolte nel loro significato,  fagocitate e rivomitate da diverse parti per portare acqua ai rispettivi mulini ideologici.

Questo scritto vuole proporre un punto di vista trans/queer su questioni come il transumanesimo, il cyberfemminismo, le correnti post-umaniste da un lato;  i femminismi e gli ecologismi transfobici  e anti-queer dall’altro…

Torri più alte sono cadute

Pubblicato: 11 luglio 2018 in Uncategorized

“Con questa fanzine voglio cercare di spiegare l’importanza della presenza costante del discorso e della pratica antisessista e antipatriarcale in tutti quei collettivi che lottano per un mondo più libero. Voglio parlare brevemente delle radici delle attitudini sessiste e di come le riproduciamo nei movimenti sociali. Voglio entrare nel tema delle violenze e di come potremmo rispondervi, ma soprattutto di come non dovremmo rispondere di fronte ad esse. Spero più di ogni cosa di poter apportare alcune proposte costruttive per crescere nel senso di una realtà più antipatriarcale…”

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La resistenza è possibile. Intervista alle Rote Zora 1984

“Rote Zora e la sua banda” è la storia di una ragazzina terribile che rubava ai ricchi per dare ai poveri.
Fino ad oggi, sembrava un privilegio degli uomini formare gruppi che agiscono al di fuori della legge. Ma proprio per questo, le mille catene private e politiche con cui veniamo soffocate come ragazze e come donne, ci dovrebbero rendere in massa “bandite” per la conquista della nostra libertà.