Silence means no!

Pubblicato: 19 agosto 2011 in Uncategorized

04_SilenceMeansNO_imposed

Racconti e punti di vista sul sessismo, con particolare riferimento al  movimento anarchico/antiautoritario.

Il file è già impaginato per la stampa, non per essere letto online.

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commenti
  1. fresex ha detto:

    Leggendo questo opuscolo non si puo’ fare a meno di constatare l’ incoerenza tra il punto di partenza (la violenza subita) e il punto di arrivo (auspicabile ritorno all’essere animali).
    Inoltre va ad annullare la necessaria e naturale diversita’ che ci puo’ essere tra persone che, in una societa’ come quella in cui cresciamo, arrivano a rapportarsi agli altri attraverso esperienze e modalita’ differenti; di conseguenza creare una etica di comportamento che debba andare bene a tutti e’ semplicemente autoritario……… Credo che il confronto sincero e profondo tra gli individui sia il migliore approccio per crescere e liberarsi da condizionamenti sociali irrispettosi nei confronti dell’altro…….

    • anarcoqueer ha detto:

      Ci sono diverse inesattezze in quello che dici. Innanzitutto la parte finale dell’opuscolo non parla del “ritorno all’essere animali”, bensì paragona la mercificazione sessista dei corpi (specialmente delle donne) alla mercificazione degli animali. Nella società in cui viviamo, infatti, questa è la regola… proprio per questo vanno scardinate alcune dinamiche del nostro comportamento, quelle autoritarie e sessiste di cui si parla proprio in questo opuscolo. Le nostre azioni sono sempre guidate da “un’etica di comportamento”, non siamo guidati dai soli istinti, e neanche è auspicabile e possibile prendere come modello di comportamento quello degli animali non umani (generalizzando, dato che non esiste un unico regno animale uniforme…) pensando che, essendo istintuale, sia sempre preferibile: infatti, nel mondo animale, specialmente ma non solo in ambito sessuale, esistono anche la violenza, lo stupro ed altri tipi di comportamento che certo non vorremmo riprodotti nei nostri rapporti. L’etica di comportamento che questo opuscolo si auspica è semplicemente quella del rispetto, il rispetto del consenso altrui, che penso sia la base minima per un percorso di liberazione personale e collettivo. Se non c’è nemmeno il rispetto nelle nostre relazioni, ma mettiamo al primo posto soltanto la nostra egoistica soddisfazione personale, i nostri bisogni indipendentemente dai bisogni e dai desideri di chi abbiamo di fronte, in questo modo mercificando l’altra persona, rendendola un oggetto di cui servirci, penso che siamo molto lontani dall’essere “liberi”.
      Ti consiglio vivamente di leggere anche l’opuscolo sul consenso, “Sussurri e grida”, che potrebbe chiarirti molti dubbi… Nicole.

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